YSPM, track 001 - You spin me round
Pete Burns, una benda sull'occhio, mezzo naso mancante, un prestito di £2.500. La Epic disse "rubbish". 17 settimane dopo era #1. Il rossetto fuchsia di un'era.
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“YSMR” (You Spin Me Round) è la signature newsletter dalla durata di un brano, per raccontare la musica e ciò che le gira intorno.
//.signorina37
digital strategist, retrogamer, programmatrice COBOL, diabetica, cucino e parlo giapponese, ho scritto libri, ho visto cose, frequento gente discutibile
▼ DROP THE NEEDLE
Pete Burns aveva una benda sull’occhio sinistro il giorno in cui salì sul palco di Top of the Pops. Non era affatto uno stravagante look. La rinoplastica era andata male la mattina stessa in cui “You Spin Me Round” arrivava al numero uno e lui aveva chiesto un prestito di 2.500 sterline per registrare quel pezzo, e la sua etichetta gli aveva detto, all’unanimità, che faceva schifo.
Diciassette settimane per arrivare al primo posto. È il record di salita più lenta nella storia delle classifiche britanniche, ed è successo a Pete Waterman e a una band di Liverpool che voleva suonare la disco quando il mondo aveva deciso che la disco era morta.
La Epic ascoltò il pezzo e disse di buttarlo via.
Ma Pete Burns prestò la sua faccia, la sua faccia e la sua testardaggine, e Stock, Aitken e Waterman ci misero sopra dei sintetizzatori che sembravano la Cavalcata delle Valchirie trascinata dentro un club di Mosca alle quattro del mattino!
C’era questa cosa, in quell’inverno fra l’84 e l’85: la voglia di essere grandi prima del tempo. Le palle da discoteca che giravano sopra le piste delle prime feste a casa di qualcuno la cui madre era andata via per il weekend. Il rossetto rosa shocking comprato di nascosto alla Standa, l’ombretto celeste applicato col mignolo davanti allo specchio del bagno di scuola, le scarpe della sorella più grande che facevano due numeri in più ma chi se ne importa. Pete ti cantava in faccia che il mondo girava come un disco e tu ci credevi, perché a dodici o tredici anni ogni cosa gira: la testa quando lui ti passa davanti in corridoio, la mano sulla manopola del giradischi quando rimetti su il 45 giri per la sesta volta, lo stomaco quando squilla il telefono col filo lungo e tu speri sia il Signor Baci di turno!
Ero un po’ troppo piccola per avere i batticuori seri (che poi, quale sia la discriminante per definirli seri, non so quale sia), però adoravo la musica che suonava dentro. Quando i bassi del mio stereo da casa (un AIWA CX77Z) buttavano i polmoni sottosopra tanto da non sapere se sei in piedi o seduta e si aspettava la sera del sabato per vedere il filmone in prima serata - il sabato niente Carosello e poi tutti a letto!
La musica, prima di Pete, era Bowie che cantava la Christiane Felscherinow di Edel e un po’ di Papetti con quel sax da piano bar anni ‘70.
E poi BOOM! Eccolo! Ecco il sound che ti fa venire la pelle d’oca e ti fa ballare in cameretta, a fare i gesti da pirata, a far girare un lazo immaginario (altro che Macarena, baby!) e chiudersi in bagno per farsi i boccoli!
Pete Waterman ha raccontato anni dopo che registrò il missaggio in 36 ore filate insieme all’ingegnere del suono Phil Harding, e che per restare sveglio prese cocaina - l’unica volta in vita sua, ha giurato.
Alle otto e mezza del mattino il pezzo era finito, Burns arrivò in studio alle undici e non sapeva che il suo singolo era pronto! La voce era stata incisa in poche ore: quel baritono che precipita dentro le vocali, quel “you spiin me riiiight round, baby” che è metà supplica metà comando, ah, che meraviglia! Non c’è un cantante pop degli anni 80 che abbia avuto un’autorità vocale del genere su una pista da ballo. Beh, forse Marc Almond. Pochi altri.
Quel pezzo l’hanno saccheggiato tutti,
I Dope ne fecero una versione nu-metal nel 1999 per la colonna sonora di “American Psycho”, Jessica Simpson lo riciclò nel 2006 con un testo nuovo e mezzo ritornello rimasto in piedi, Marilyn Manson lo cantò dal vivo come un esorcismo. Ma il colpo grosso lo ha fatto Flo Rida con “Right Round” nel 2009, che interpolava il ritornello di Burns trasformandolo in una canzone su una spogliarellista - e per un attimo, nel 2009, Pete Burns ricevette assegni di royalty più grandi di quelli del 1985!
C’è un video, qui, che segue l’evoluzione del brano e di Burns, dal 1984 fino al 2016, anno della sua dipartita da questa valle di lacrime. Il video non è di buona qualità, ma penso sia utile per capire come la maturità di una persona si rifletta anche sulla musica, sullo stile interpretatativo e sulla scelta ritmica.
Qui l’ultima esibizione di Pete, da solo, nel 2016.
▸ DATA
BPM → 128 · F♯ minore · 4/4
DRUM → Linn LM-1, programmata da Mike Stock
STRINGS → ispirate a “Ride of the Valkyries” di Wagner
LISTEN @ → 00:14, quando entra il synth è una pugnalata
FUN FACT → Burns prese un prestito di £2.500 per registrarlo, la Epic disse “è rubbish”
▲ LIFT THE NEEDLE
One track. One Sunday. One spin.
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